Cicerchia

Legume povero e resistentissimo alla siccità (Lathyrus sativus), forma irregolare a cuneo. Sapore rustico tra cece e fava; richiede ammollo lungo. Simbolo della cucina di recupero umbra.

Cicerchia
PATLegumi e cerealiZona: Aree interne dell'Umbria: altopiani di Colfiorito, Valnerina, colline del TrasimenoStagione: Raccolta estiva; secca tutto l'anno

La Cicerchia (Lathyrus sativus) è forse il legume più antico coltivato nel Mediterraneo. Rustica, resiste a siccità e terreni poveri: per questo è rimasta a lungo il “cibo delle annate cattive” nelle aree interne dell’Umbria.

I semi hanno forma irregolare, schiacciata e angolosa, colore dal bianco-avorio al nocciola macchiato. Il sapore è pieno, a metà tra cece e fava, con una nota amarognola.

Va sempre ammollata a lungo (12-24 ore, cambiando l’acqua) e cotta bene: la cucina tradizionale lo faceva d’istinto. Oggi le varietà coltivate e le pratiche corrette rendono il consumo abituale del tutto sicuro.

Come riconoscerlo

Semi a cuneo, spigolosi, di dimensione disomogenea, colore chiaro screziato. Buccia spessa. Nessuna cicerchia si presenta liscia e tonda come un cece.

In cucina

Zuppa densa con aglio, rosmarino e olio EVO; purè rustico; in umido con cotiche. Spesso in mix con ceci e fagioli. Ammollo lungo con acqua cambiata, cottura di almeno 1 ora e mezza.

Come si conserva

In contenitore chiuso, al fresco e asciutto, entro l’anno. L’ammollo prolungato è comunque indispensabile anche sul prodotto fresco di raccolta.

Dove si produce

Comune: